La Netiquette, questa sconosciuta

C’era una volta la Netiquette.
Cos’era? In estrema sintesi, una serie di “norme di buon comportamento in rete”, non obbligatorie e tuttavia prese molto sul serio, quasi come si prendevano sul serio gli “esercizi di bella calligrafia” di deamicisiana memoria.

Erano norme dettate dal buon senso il cui scopo era quello di migliorare l’esperienza e la qualità del “fare rete”, cercavano di delineare il modo corretto di rapportarsi nella comunità e di usare in modo “fair” i nuovi strumenti (e-mail, newsgroup, forum, web) in maniera da renderli fruibili e reciprocamente utili, evitando comportamenti eccessivamente “chiassosi” o sterilmente polemici con il rischio di degradarne la qualità e utilità.
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Ne riassumo qui sotto i punti principali, tratti da una antica pagina web:

Ascoltare prima di parlare

Cercare di capire le abitudini, la cultura, lo stile di ogni gruppo o area di discussione – il “filo” degli argomenti in corso – prima di intervenire. Ci vogliono parecchi giorni, anche settimane, per capire: meglio aspettare un po’ più a lungo che entrare a sproposito.

Si può anche ascoltare (cioè leggere) senza intervenire mai. Questo comportamento, chiamato in gergo lurking, in alcune aree di dialogo è considerato “normale” e accettato senza problemi. In altre, invece, non è gradito. Anche da questo punto di vista si tratta di capire quali sono le caratteristiche, gli “usi e costumi”, di ciascuna comunità.

Non usare un eccesso di quoting

Limitare l’eventuale citazione del messaggio cui si risponde al minimo indispensabile. Ci sono persone che riportano per intero un lungo messaggio per aggiungere solo una riga che dice “sono d’accordo” o “non sono d’accordo”. Questa è pessima netiquette.

Sono perniciosi quei sistemi di posta che citano “automaticamente” il messaggio cui si risponde. Se questo è inutile e fastidioso nella corrispondenza personale diventa grottesco in una lista di discussione, dove rischiano di accumularsi le citazioni delle citazioni delle citazioni…

Essere brevi

Le persone che frequentano abitualmente la rete ricevono una grande quantità di messaggi e non amano un ingombro eccessivo. Inoltre è faticoso leggere sullo schermo testi lunghi. In generale un testo che occupa più di due schermate sul monitor è da considerare “troppo lungo”. Spesso si può dire molto in poche righe.

Non fare citazioni lunghe

Quando si consiglia la lettura di un testo, se è lungo è meglio non citarlo per esteso, ma indicare dove lo si può trovare oppure proporre “chi vuole me lo dica e glie lo mando come messaggio personale”.

Sono da evitare anche gli “allegati”. Si può semmai citare un indirizzo (link) dove un documento è disponibile online per chi vuole andare a leggerlo.

Scusarsi (ma non troppo)

Se si commette un errore, meglio non insistere, ma chiedere scusa, soprattutto se è un errore “ingombrante” (come un messaggio troppo lungo, o inserito nel posto sbagliato).

Però non vale la pena di scusarsi per una piccola svista, come un “refuso” o un errore di ortografia. Sbagli di questo genere sono accettati quasi sempre senza problemi. È bene anche evitare di essere “pedanti”, di correggere gli altri per dettagli secondari.

Non fare “risse”

Sono da evitare le flame, cioè quei dissensi personali che in rete possono trasformarsi in “fiammate” incontrollabili. È meglio non portare mai in un’area pubblica un dibattito privato, specialmente se polemico. Se proprio si considera necessaria una “rissa”, meglio tenerla in uno scambio di messaggi personali.

Capire prima di reagire

Può capitarci di leggere qualcosa che ci dà fastidio: ma prima di reagire è meglio pensarci bene. Siamo sicuri che è un’aggressione? È una vera polemica o è uno scherzo? È intenzionale o è un banale errore? Abbiamo capito bene le abitudini, le usanze, il linguaggio del “luogo”? Ci conviene rispondere subito o aspettare un poco per vedere se interviene qualcun altro? La migliore risposta può essere il silenzio, o un messaggio privato? Molte flame si scatenano per un malinteso; e una volta che la “fiamma” della polemica è accesa diventa difficile spegnerla. Meglio pensarci prima.

Non fare spamming

(…) È una delle più fastidiose malattie della rete. Ma prima di pensare a come difenderci dallo spamming altrui dobbiamo evitare di farlo noi. Prima di diffondere lo stesso testo in diverse aree, o mandarlo a diverse persone, meglio pensarci due volte. Siamo sicuri che interessa a tutti? Una delle cose meno apprezzate nella rete è trovarsi la mailbox ingombra di messaggi “non richiesti” e non interessanti – specialmente se ripetitivi.

Non annoiare

Ogni tanto uno scherzo o un argomento “futile” può essere piacevole, soprattutto se è detto in modo divertente. Ma non è il caso di esagerare, specialmente in “luoghi pubblici”, con il racconto di fatti personali o con ciò che a noi sembra divertente ma agli altri magari no.

Se una cosa interessa solo a noi o a due o tre amici, meglio scambiarcela in messaggi privati che annoiare tutti gli altri. Accade, purtroppo, spesso che due o tre persone, che si “dilettano” fra loro con argomenti poco interessanti, svuotino uno spazio di dialogo, perché gli altri, annoiati, presto o tardi se ne vanno.

Non essere “grafomani”

Non ripetersi, non dilungarsi, non scrivere troppo spesso. È una tentazione diffusa quella di ripetere lo stesso concetto, o mandare “raffiche” di messaggi. Prima di “inondare” una mailbox o un’area di discussione, meglio sempre chiedersi: “ma davvero gli altri troveranno interessante quello che dico”?

Badare al “tono”

Molti malintesi nella comunicazione in rete derivano dalla mancanza della presenza “fisica”, delle espressioni e del tono di voce con cui diamo un senso e una tonalità alle nostre parole; e anche della possibilità di correggerci subito se un’altra persona non ci capisce. Per questo sono state inventate le “faccine” (vedi il capitolo 50) e per questo è sempre meglio scrivere offline. È utile rileggere ciò che si è scritto, prima di spedirlo, e chiedersi: si capisce bene in che tono mi esprimo, se dico sul serio o scherzo, se sono in polemica o sto semplicemente ragionando? Chi non mi conosce, mi capirà?

Non usare il “tutto maiuscolo”

Scrivere una parola, o (peggio) una frase IN LETTERE MAIUSCOLE è considerato l’equivalente di “urlare”: quindi una villania. Se si vuole mettere in evidenza una parola è meglio farla precedere e seguire da una sottolineatura _ o un asterisco * come per esempio _evidenza_ o *evidenza*. L’uso del “tutto maiuscolo” è da evitare nei titoli come nei testi.

Scegliere bene il titolo

Specialmente nei gruppi di discussione o liste che sono lette da molte persone, la scelta del titolo (subject o “oggetto”) è importante: il titolo dovrebbe riflettere il più chiaramente possibile il contenuto del messaggio.

Spesso nella grande mole di corrispondenza si fanno ricerche “per titolo” (che possono essere fatte “manualmente”, cioè scorrendo tutti i titoli, o “automaticamente”, cioè usando una “chiave di ricerca”). Una cattiva abitudine, purtroppo molto diffusa, è quella di seguire troppo distrattamente il meccanismo automatico, offerto dai sistemi di posta, di usare come titolo quello del messaggio cui si risponde, preceduto da “Re:” o “Ri:” o “R:”. Questo, di solito, funziona per la prima risposta; ma quando il dibattito si allunga perde progressivamente senso. È facile che al quarto o quinto messaggio intitolato “Re: cavoli” si stia parlando di merenda.

Accade talvolta che qualcuno, per aiutare a seguire un thread, cioè il “filo del discorso” che collega messaggi diversi, metta un subject con la parola was (era) per indicare il “filo” iniziale da cui poi ci si è allontanati – cioè invece di “Re: cavoli” scriva “Merenda (era cavoli)”.

Anche nella corrispondenza personale, il titolo è importante, perché permette a chi riceve il messaggio di identificarne l’argomento. Come nella corrispondenza “ordinaria”, può essere accettabile che si trattino temi diversi nello stesso messaggio; ma in generale, specialmente quando si scrive per lavoro o a qualcuno che non si conosce bene, è meglio trattare in ogni messaggio un solo argomento.

Non “chiedere aiuto” inutilmente

Di solito le richieste di consiglio, informazione o aiuto tecnico vengono accolte con simpatia. Ma è meglio evitare di fare domande inutili, come chiedere spiegazioni che è facile trovare in un manuale o in un “sito” o repertorio che raccoglie quel tipo di informazioni. È importante anche capire “dove” fare una domanda. Anziché chiedere nel “primo spazio che capita” è meglio verificare dove ci sono aree dedicate all’argomento che ci interessa (e dove, probabilmente, troviamo la risposta bell’e pronta).

Rispettare la privacy

Non è corretto citare “in pubblico” messaggi privati senza il consenso di chi li ha scritti. C’è ovviamente una differenza fra una legittima citazione e una violazione della riservatezza, che non è difficile valutare in base al normale “buon senso” e alle regole abituali della cortesia. Ma, nel dubbio, prima di pubblicare qualsiasi comunicazione che abbiamo ricevuto in privato è meglio chiedere il permesso della persona che ci ha scritto.

(link al testo originale) – (versione estesa, in inglese)

Cosa ne pensate? Trovate che siano concetti superati? Io non credo.
Il fenomeno “Internet di massa” è tutto sommato recente, ha fatto sì che si riversasse sulla Rete una tale quantità di gente di ogni estrazione e chi proveniva dalla “Rete della prima ora” ed in certo qual modo fin dal primo momento veniva accolto ed aiutato ad imparare ad autoregolamentarsi, ne è stato pressochè travolto.

Oggi assistiamo (in Rete come del  resto negli altri media) ad una esasperazione della rissosità, ad un innalzamento ed imbarbarimento dei toni che non solo non giova alla qualità delle discussioni ed allo scambio di informazioni, ma aggiunge un tale “rumore di fondo assordante” da far perdere quasi del tutto la capacità di distinguere la buona informazione e da compromettere in qualche modo le regole di convivenza.

Non so dire se la “Netiquette dimenticata” sia figlia dei tempi, o viceversa. Le due cose comunque si mutuano a vicenda. Siamo sempre più stressati, litigiosi, spesso prepotenti ed arroganti nell’esporre il nostro “pensiero” (o quel che crediamo sia).

Ecco, per concludere, credo che provare a rileggere questo breve decalogo e tentare di metterlo in pratica tutte le volte che ci rapportiamo con gli altri nella Rete (e, perchè no, anche nella vita di tutti i giorni!) non potrebbe che farci bene, riflettiamoci!

Un saluto,

M.

Un mondo piccolo

Ormai sono passati 21 anni (al 2016) da quando ho iniziato a frequentare il web.

A quei tempi, avere un modem a 300 baud era il sogno di noialtri primi tecno-entusiasti che, chi più chi meno, eravamo passati dall’esperienza del Videotel.

Le prime connessioni dial-up con Video On Line avevano lo stesso sapore dei primi passi dell’uomo sulla Luna, capivamo che stavamo assistendo all’inizio di un’epoca che avrebbe cambiato la vita di tutti noi, di tutti gli abitanti del mondo. E forse non immaginavamo nemmeno in quale misura.

A quel tempo, la principale occupazione sul web consisteva nella ricerca di qualche forum (“bbs”) interessante, nella frequentazione dei Newsgroup (alcuni già affollatissimi, che spaziavano su ogni possibile argomento e fungevano da centro di scambio di idee (e di beni). Esisteva la netiquette, che veniva presa molto più seriamente di quanto non sia oggi la Costituzione.

Di commercio elettronico ancora non si parlava, avremmo dovuto attendere ancora qualche anno ma le cose andavano maturando velocemente.
Negli USA, la larga diffusione delle carte di credito, insieme ad una innata “fiducia nel prossimo”, faceva sì che, verso la fine degli anni ’90, si iniziasse a comprare e vendere online, su siti dedicati, un po’ di tutto.
Il mercato non era praticamente regolamentato e ci si basava sulla buona fede e sul passa-parola, per quanto riguarda l’affidabilità dei contraenti (specie dei venditori, ovviamente). Ebay iniziava a muovere i primi passi, Amazon era una libreria online, il resto era composto da “garage shops”. Google sarebbe arrivato anni dopo.

Fra gif animate, connessioni ad IRC, banner lampeggianti e “scintillanti” modem a 56k, siamo arrivati alla fine degli anni ’90.

Dopo aver sperimentato varie forme di aggregazione online senza troppo successo, nel  1999 decidevo di cimentarmi nel web hosting e nell’e-commerce, vi assicuro che ero guardato come un marziano 🙂
Creai un sito web che offriva servizi di web hosting (e in caso di necessità, di realizzazione di siti web, a quei tempi realizzati – orrore! – con FrontPage), comprai un server in America (da una “garage-web-farm” 🙂 ) e mi lanciai nell’avventura, riscuotendo un discreto successo. Contemporaneamente, creai un vero e proprio negozio online di hardware, anche questo per qualche tempo mi ha dato belle soddisfazioni.

Poi arrivò la “bolla Internet”, il mondo economico cominciò a capire l’importanza strategica futura del web e cominciarono a scorrere fiumi di denaro verso ogni forma di Internet Company. Naturalmente la bolla esplose presto, falciando i soggetti “geneticamente più deboli” e lasciando in piedi principalmente i colossi che avevano saputo piantare solide radici.

Non era più tempo di improvvisazione e da quel momento, chiunque avesse avuto intenzione di cimentarsi nel commercio elettronico e nella fornitura di servizi, avrebbe dovuto dotarsi di strumenti e conoscenze sempre più professionali.